| Il “transfert” secondo Freud e secondo Antonio Meneghetti |
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Per Freud il transfert è quel fenomeno per cui il paziente, inconsciamente, vive il suo analista come una persona che è stata significativa nel proprio passato, iniziando a sviluppare tutta una serie di sentimenti nei suoi confronti, che ricordano quelli provati per le figure genitoriali nella vita infantile. Nella psicoanalisi, il transfert e la sua interpretazione sono elementi centrali nell’analisi di un paziente. Il merito di Freud sta nell’aver avuto l’intelligenza di comprendere che il paziente, nel momento in cui prova trasporto emotivo per il suo analista, non lo fa verso la sua persona in quanto tale, bensì verso qualcuno che egli rappresenta. Nel 1982 Meneghetti presenta alla Fiera del Libro a Roma a Castel Sant’Angelo “Io odio il transfert”, in cui, diversamente da quanto esposto da tutti gli psicoanalisti, l’autore precisa che “In tutta la cultura sul transfert si ritiene protagonista o il paziente o lo psicoterapeuta o entrambi. L’unico protagonista del transfert è il monitor di deflessione, che si trasloca sulla semantica delle motivazioni umane e secondo correlati di selezioni tematiche o matrici di complesso…(….) per questo odio il transfert”. |